Archivia Marzo 2013

Lettura ottica e riconoscimento formale

Codici a barre sono ormai presenti in quasi tutto il mondo, sulla gran maggioranza degli oggetti su cui mettiamo le mani abitualmente. Quando non è presente sull’oggetto, il codice a barre è di solito impresso sulla confezione.

Il barcode è un sistema di classificazione e codifica molto anziano, ma non è mai stato così in forma. La facilità della codifica, della stampa delle etichette codificate e soprattutto l’affidabilità della lettura ottica prodotta con gli appositi lettori, affidabilità che sfiora il cento per cento, sono i fattori che nel tempo hanno consentito al codice a barre di sopravvivere e conoscere anzi ottima salute fino ai tempi nostri.

Un’evoluzione del barcode è il QRCode, impropriamente chiamato anche barcode bi o tridimensionale. Si tratta di un codice costituito da punti anziché barre di varie dimensioni, disposti all’interno di una superficie quadrata di uno o due centimetri di lato. Questo tipo di codice ha il vantaggio di poter codificare una quantità di informazioni molto superiore al suo precursore, ma deve essere letto con una videocamera e un’applicazione associata, per quanto molto semplice.

Il QRCode viene utilizzato soprattutto per codificare contenuti web come indirizzi di pagine o di articoli, e viene spesso impiegato per fornire collegamenti rapidi agli smartphone.

La lettura ottica trova comunque, quantomeno in Italia, un grande campo applicativo nella sicurezza stradale, campo in cui è alla base, ad esempio, del funzionamento dei sistemi autovelox automatici e soprattutto del sistema TUTOR, nel quale costituisce la base per poter riconoscere in tempi brevissimi una targa e misurare così la velocità dell’autoveicolo su cui si trova.

In questo caso si parla ancora di video camere che inquadrano la targa in questione, passano l’immagine ad un sistema dedicato di riconoscimento formale che provvede a “leggere” numeri e lettere della stessa per poi trasmetterli al punto di controllo successivo che provvede a confrontare con lo stesso meccanismo le varie targhe fino a che non la ritrova. A quel punto può essere effettuata la misurazione della velocità.

La nichelatura – oggi anche a casa, per amatori e hobbyisti!

Se pensavate che la nichelatura fosse un processo eseguibile soltanto nelle grandi strutture industriali, con equipaggiamenti complessi e costosi, e che fosse quindi definitivamente preclusa a tutti coloro i quali, per semplice hobby come gli appassionati di vecchie auto o di modellismo, oppure per lavoro come orologiai e gioiellieri, potessero trovarsi a volerla praticare nel proprio laboratorio, è arrivato il momento di ricredervi: esiste una gamma specifica di kit per la nichelatura che può benissimo essere usata anche a livello domestico, con ottimi risultati!

La nichelatura viene praticata, come saprete, su una vasta serie di metalli – dall’acciaio, al ferro, al bronzo, all’alluminio – allo scopo duplice di dare al metallo base una protezione efficace dagli agenti esterni e una finitura perfettamente lucida e a specchio. Il nichel viene scelto come materiale proprio in virtù della sua elevatissima resistenza alla corrosione e straordinaria durezza. Tanta varietà di oggetti base, naturalmente, richiede altrettanta variazione degli strumenti e dei metodi usati per applicare questo strato protettivo.

Tre sono le opzioni principali disponibili sul mercato per questi kit domestici:

1. i kit per elettroplaccatura a spazzola; sono, probabilmente, i più semplici e sicuri da usare, e sono adatti agli oggetti molto minuti. Consistono essenzialmente di bacchette di metallo, che fungono da polo positivo, e vengono alimentate con normalissima corrente a 120 volt che attraversa una piccola quantità di soluzione elettrolitica.

2. I kit a tanica: questi sono più adatti a pezzi grossi, e includono una grande tanica di soluzione alcalina; molti metalli infatti richiedono una base preliminare (è il caso dell’acciaio) prima di poter essere sottoposti a nichelatura. Anche questi possono essere alimentati con la corrente domestica o con una batteria.

3. I kit chimici; è possibile nichelare chimicamente anche senza utilizzo dell’elettricità. In questi casi si immerge semplicemente l’oggetto in un bagno di nichel fuso, lasciandolo depositare sulla superficie. Rispetto al metodo elettrolitico, questo dà spesso risultati più omogenei e uniformi, e quindi di maggiore soddisfazione e durata.