Archivia Agosto 2013

Quando si trasloca con un animale

Durante i traslochi Milano e provincia danno l’impressione di dilatarsi fino a diventare grandi come l’Australia intera: spostarsi da un paese all’altro, magari di venti chilometri, fa nascere una serie di complicazioni che non avremmo mai pensato possibili.

E se è così per noi, ci siamo mai chiesti come può essere l’esperienza del trasloco per il nostro animale domestico? Il suo habitat viene stravolto da un giorno all’altro; per settimane, in casa cresce una tensione per lui incomprensibile; l’ambiente normalmente tranquillo di casa viene sconvolto da rumori forti, persone estranee, continui cambiamenti; e il padrone, di solito attento e affettuoso, sembra non avere mai tempo per una carezza. Decisamente uno stress enorme, del quale se vogliamo bene al nostro animale dobbiamo tenere conto nell’organizzare il trasloco. Vediamo qualche utile consiglio:

– Se il vostro animale è malato, spostarlo è una pessima idea: i trasferimenti in auto, particolarmente quelli di lungo raggio, potrebbero essergli dannosi e anche letali. Se non potete, comprensibilmente, cambiare la data del trasloco, lasciatelo a qualcuno di vostra fiducia finché non si sarà rimesso.

– Il vostro animale deve viaggiare con voi, non sul furgone dei mobili, e per molti motivi. Per prima cosa fare diversamente sarebbe estremamente pericoloso, oltre che difficile da organizzare; secondariamente, la vostra presenza gli sarà senza dubbio di conforto.

– Volete evitare brutte sorprese? Allora siate rigidi se necessario, e non date da mangiare, né da bere, al vostro animale per almeno due ore prima del viaggio. I motivi sono facili da immaginare…

– Preparate la gabbietta di trasporto – se il vostro amico ne ha bisogno – in modo che sia più confortevole possibile. Imbottitela per proteggerla dagli urti e dagli scossoni, foderatene il fondo con materiale assorbente – l’emozione gioca brutti scherzi… – e metteteci uno dei giocattoli preferiti del vostro animale, che gli farà compagnia e lo terrà tranquillo.

– Molto spesso si trasloca durante la bella stagione, per evitare le complicazioni del cattivo tempo. In questo caso, mentre viaggiate con il vostro animale, non lasciatelo mai da solo nell’auto parcheggiata: il sole la trasforma rapidamente in un vero e proprio forno, e il calore può facilmente rivelarsi mortale.

Disgrafia: un problema che si può risolvere

Nel corso dello sviluppo del nostro bambino, molti sono i problemi e gli aspetti ai quali dobbiamo prestare attenzione per assicurarci che la sua crescita si svolga nella maniera migliore: fra questi, sicuramente non deve essere dimenticata la disgrafia, che potrebbe essere legata sia a un’incompleta lateralizzazione che a un quadro più generale di disprassia. Se ne vogliamo dare una definizione, possiamo dire che la disgrafia è un disturbo specifico che consiste nella difficoltà a riprodurre in maniera corretta i soli segni numerici e alfabetici, e che emerge solitamente intorno agli otto anni, o se preferiamo più o meno a metà del corso di studi elementare.

Va infatti chiarito che le difficoltà precedenti a tale età solo di rado sono configurabili come sintomi legati ad una disgrafia. Nei primi due anni delle scuole elementari, infatti, il bambino sta di solito apprendendo come tracciare i segni alfanumerici, e quindi le difficoltà che può riscontrare in tale fase sono più correttamente da imputare alla normale complessità dell’apprendimento, piuttosto che ad un disturbo disgrafico. È solo verso quest’età, infatti, che il gesto dello scrivere è sufficientemente allenato da diventare spontaneo, e che quindi può emergere la difficoltà legata alla disgrafia. Il problema si manifesta con una scorretta impugnatura della penna, con la faticosa gestione dello spazio a disposizione (quindi con la difficoltà a rispettare i margini, a seguire le righe senza salire o scendere, e a lasciare i giusti spazi fra le lettere e le parole)e con evidenti tensioni o rilassamenti muscolari eccessivi, che si manifestano con una pressione sul foglio ora esagerata, ora del tutto insufficiente. Possono inoltre comparire inversioni del gesto, sia a livello di grafema che di intera direzione della scrittura.

Come può dunque configurarsi una terapia grafomotoria che vada a risolvere il problema? Solitamente, si organizza l’intervento su due itinerari distinti ma paralleli, l’uno relativo alle competenze basilari, e l’altro legato in maniera più puntuale alla scrittura stessa. Entrambi consistono di attività che hanno i connotati sia dell’esercizio che del gioco, orientati sull’ottenimento rapido dei primi successi così da gratificare e motivare il bambino alla continuazione del percorso terapeutico. Per quanto riguarda il primo itinerario, quindi, si lavorerà su competenze come la percezione, il ritmo, l’equilibrio, e la coordinazione visivo-motoria; sul piano più strettamente legato alla scrittura, invece, si opererà in maniera specifica sull’impostazione dei grafemi, sia nello stampato maiuscolo che nel corsivo, in modo da condurre a migliori competenze nella comunicazione scritta.