Archivia Febbraio 2019

Marte, i resti di antichissime valli fluviali svelati dall’ESA: le immagini straordinarie

Marte, i resti di antichissime valli fluviali svelati dall’ESA: le immagini straordinarie

Nuove e straordinarie immagini di Marte mostrano con un incredibile dettaglio un complesso sistema di valli fluviali, che miliardi di anni fa era attraversato da velocissimi flussi d’acqua. Si tratta dell’ennesima prova che in un passato remoto il Pianeta Rosso non era il mondo freddo, arido e spoglio che conosciamo oggi dalle immagini di rover e orbiter, ma un corpo celeste vivo e pulsante, molto più caldo e umido. Ma soprattutto, era ricchissimo d’acqua allo stato liquido, che probabilmente ospitava anche organismi biologici. Non si può inoltre escludere che queste valli fossero circondate da una fitta e rigogliosa vegetazione aliena.

Missione europea. A immortalare le reti fluviali estinte di Marte è stato il sensibilissimo occhio della sonda Mars Express dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), lanciata il 2 giugno 2003 dal Cosmodromo di Baikonur in Kazakistan, lo stesso da cui partono le navette soyuz verso la Stazione Spaziale Internazionale. Il sistema di valli è stato individuato negli altopiani meridionali del Pianeta Rosso, incastonato tra due dei più grandi e importanti crateri di impatto marziani; l’Huygens, dal nome del noto astronomo e fisico olandese, e l’Hellas, che non ha eguali in termini di dimensioni.

I “neuroni” di Marte. Che si tratta di valli fluviali lo dimostra chiaramente la loro caratteristica struttura dendritica, con grandi canali principali che danno vita a ramificazioni sempre più piccole, come avviene negli alberi e nelle cellule nervose. La “prova del nove” è data dall’enorme somiglianza con reti fluviali sulla Terra, ad esempio quella del fiume Yarlung Tsangpo, che dal Tibet occidentale si dirama verso il basso abbracciando Bangladesh, Cina e India.

Origine incerta. In base alle misurazioni condotte dagli astronomi, queste valli fluviali raggiungevano i due chilometri di lunghezza e una profondità di circa 200 metri. Non è chiaro se originassero da ghiacciai sciolti, acqua sotterranea, abbondanti piogge o un insieme di questi fenomeni, ma il Pianeta Rosso era indubbiamente molto diverso da come lo conosciamo oggi. Per scoprirne i segreti l’ESA e l’agenzia spaziale russa (ROSCOMOS) stanno progettando la missione ExoMars; nel 2020 lanceranno il rover “Rosalind Franklin” che scaverà in luoghi strategici alla ricerca di prove dell’esistenza della vita passata. Essa, tuttavia, potrebbe essere ancora presente nei grandi laghi sommersi nel cuore di Marte, come quello scoperto da scienziati italiani lo scorso anno.

[Credit: ESA/DLR / FU Berlin, CC BY-SA 3.0 IGO ]

Fonte: Marte, i resti di antichissime valli fluviali svelati dall’ESA: le immagini straordinarie

Inversione dei poli, nuovi calcoli ci obbligano ad aggiornare tutti i GPS: cosa sta succedendo

Inversione dei poli, nuovi calcoli ci obbligano ad aggiornare tutti i GPS: cosa sta succedendo

A causa di una brusca e imprevista accelerazione del polo nord magnetico, gli scienziati sono stati costretti ad aggiornare in anticipo il World Magnetic Model, il modello che descrive il campo magnetico della Terra e che è alla base dei sistemi di geolocalizzazione e navigazione, sia civili che militari. In parole semplici, il polo nord magnetico, che non combacia con quello geografico, è letteralmente “schizzato” in direzione della Siberia, spostandosi dall’Oceano Artico canadese a una velocità di circa 55 chilometri all’anno. Per comprendere l’entità di questo balzo, basti pensare che soltanto cento anni fa si muoveva di “soli” 15 chilometri all’anno. L’aggiornamento si è dunque reso necessario poiché la variazione stava rendendo imprecisi i sistemi di navigazioni, bussole dei nostri smartphone comprese, provocando i problemi più seri soprattutto per aerei, navi e sottomarini in prossimità del Polo Nord. Tutti i dispositivi dovranno essere ricalibrati (lo faranno con aggiornamenti automatici) sulla base dei nuovi dati.

in foto: Credit: Noaa Ncei/Cires

Anticipi e ritardi. L’aggiornamento eccezionale del modello era previsto per il 15 gennaio di quest’anno, tuttavia, a causa dello shutdown negli Stati Uniti che ha bloccato i fondi a diversi enti governativi, è slittato al 30 gennaio e infine ai primi giorni di febbraio, quando finalmente è stato reso disponibile per tutti. Il World Magnetic Model viene messo a punto da una collaborazione di scienziati della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e della British Geological Survey, che rilasciano uno nuovo modello ogni 5 anni, proprio in virtù dei cambiamenti del campo magnetico. Tuttavia nel 2016 è iniziata la brusca cavalcata del polo nord, facendo “saltare” le previsioni del 2015 e dunque rendendo necessario un aggiornamento eccezionale, un anno prima rispetto alla tabella di marcia. Curiosamente il polo sud magnetico se ne sta abbastanza tranquillo, a largo della costa orientale dell’Antartide.

Credit: Noaa Ncei/Ciresin foto: Credit: Noaa Ncei/Cires

Cosa sta succedendo. Ma perché il polo nord magnetico si sta spostando così rapidamente? Gli scienziati pensano che alla base di questa accelerazione improvvisa ci siano getti di ferro fuso ad altissima velocità sotto l’Artico. Il campo magnetico della Terra, infatti, viene generato dalla dinamica del ferro fuso nel nucleo esterno della Terra, sito a circa 3mila chilometri di profondità dalla superficie. Esso plasma la magnetosfera che è fondamentale per la vita; si tratta di un vero e proprio scudo che devia le letali radiazioni del vento solare, permettendo la vita sulla Terra. Il fatto che si stia spostando così velocemente potrebbe suggerire l’avvicinarsi della temuta inversione dei poli magnetici, un fenomeno che avviene periodicamente (circa 3 volte ogni milione di anni) e che l’ultima volta è stato registrato 780mila di anni fa.

Quali sono i rischi. L’effetto più temuto dell’inversione dei poli magnetici e la “sparizione” temporanea dello scudo magnetico che ci protegge dalle radiazioni, benché negli eventi passati non si sono registrate fluttuazioni negative per la biosfera. Ma noi viviamo in un mondo iperconnesso e ipertecnologico, ed è noto che le tempeste geomagnetiche causate dal vento solare possono creare danni più o meno gravi a sistemi di navigazione GPS, satelliti, comunicazioni radio e impianti elettrici. Basti pensare che il potente Evento di Carrington del 1859 – una fortissima tempesta geomagnetica – produsse addirittura incendi ai telegrafi, oltre a far apparire l’aurora boreale a Roma e alle Hawaii. Insomma, restare privi della protezione dello scudo magnetico potrebbe innescare scenari apocalittici. Fortunatamente l’inversione dei poli magnetici non è un fenomeno repentino; come ci ha spiegato il professor Domenico di Mauro dell’INGV avviene in circa 4-5mila anni. Insomma, per il momento possiamo stare tranquilli, anche se il polo nord magnetico fa le bizze.

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